Sushi choc: ben 284 volte più ricco di parassiti rispetto a 40 anni fa

Sushi, sashimi, nigiri e non solo. Occhio a cosa mangiate! Un recente studio ha dimostrato che risulta 284 volte più ricco di parassiti rispetto a 40 anni fa.
sushi pieno di parassiti

Sushi, sashimi, nigiri, hosomaki, Chirashi e molto altro ancora. Vi dicono qualcosa questi nomi? Scommettiamo di si, soprattutto in vista del crescente interesse nei confronti della cucina asiatica.
Con il passare degli anni la globalizzazione ha portato ad una “promiscuità culinaria” la quale ha fatto si che ogni popolazione imparasse a mangiare cibi altrui, apprezzandoli per il sapore diverso e per l’associazione di ingredienti e spezie varie.

Uno dei piatti più diffuso e mangiato qui in Italia è proprio il Sushi e parecchi ne fanno un consumo abituale e regolare, ma forse non sapete molte cose…ed è il caso di informarvi per comprendere cosa state mangiando ma soprattutto come lo fate!
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington ha pubblicato uno studio sulla rivista “Global Change Biology”, il loro compito è stato analizzare della presenza del parassita Anisakis all’interno di pesci tra gli anni 1978 e 2015.

Cosa è emerso da questo studio?
Purtroppo si è visto che i pesci odierni sono a rischio di infezione maggiore. Si parla di un valore davvero allarmante superiore di 284 volte maggiore rispetto a quello di 40 anni fa’.
Questo è quanto sostenuto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Global Change Biology.

In questo modo il cibo Giapponese subisce un duro contraccolpo, soprattutto in funzione delle analisi effettuate le quali lo vedrebbero sovrappopolato di parassiti che facilmente sono rintracciabili su di esso.
Il verme parassita che popola il pesce destinato a diventare sushi, è un nematode del genere Anisakis ed è conosciuto anche con il nome di “verme delle aringhe” ma può infettare molte specie di pesci indistintamente.

Un ricercatore spiega il meccanismo per il quale questi pesci sono così contaminati:
“L’Anisakis è un parassita, fa il suo ingresso nella catena alimentare di un mammifero marino quando un piccolo pesciolino infetto diventa cibo per un altro pesce più grande.

Quest’ ultimo si ritroverà il parassita Anisakis nell’intestino e lo eliminerà attraverso le feci andando ad infettare a sua volta altri pesci, crostacei vari ma anche larve di krill. In questo modo il verme entra nel corpo del pesce il quale diventa a sua volta cibo per altri mammiferi.
E’ proprio in questo modo che inizia un circolo vizioso e un ciclo infinito di contaminazione che non trova mai fine.

Se poi ci mettiamo il fatto che questi pesci possono essere gli stessi utilizzati per realizzare sushi e sashimi, il danno è presto fatto.
Trattandosi di pesce crudo, magari congelato erroneamente o affumicato, possiamo correre il rischio di contrarre il parassita con estrema facilità.
Nel nostro caso però non prolifererebbe all’interno dell’intestino ma scatenerebbe una reazione abbastanza violenta (ma non pericolosa) del nostro sistema immunitario, generando seri problemi intestinali come: crampi allo stoomaco, vomito, diarrea, nausea forte e mal di pancia

Quando decidete di mangiare sushi affidatevi a ristoranti seri che sanno trattare il pesce con le dovute attenzioni e precauzioni del caso. Non rivolgetevi a fai da te improvvisati soprattutto se non siete del mestiere e non avete le nozioni base per realizzare un buon piatto di sushi.
Ovviamente non è in pericolo la nostra vita però, mangiare del pesce crudo contaminato può seriamente minare la salute del nostro intestino.

Ad oggi purtroppo, nonostante lo studio scientifico, ancora non è ben chiaro a cosa sia legato questo aumento esponenziale dell’ Anisakis, quello che è certo (ed è oramai un dato di fatto) è che si trova in una concentrazione maggiore, superiore di 284 volte rispetto a quella di 40 anni fa.
Probabilmente un po’ è legato anche all’aumento dell’inquinamento e magari all’innalzamento della temperatura dei mari. Fatto sta che occorre sempre prestare la massima attenzione a ciò che mangiamo.

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