Sei un paziente preoccupato per la salute e oggi ti senti dire dallo sportello che non ci sono posti disponibili per mesi? È una situazione assurda che fa molta rabbia, ma la legge è dalla tua parte in questo momento. Scopriamo subito quale carta giocarti per farti visitare nei tempi giusti.
Quando chiami il numero verde per prenotare o ti metti in fila al bancone della tua Asl, la speranza è sempre quella di risolvere il problema alla svelta. Ma la realtà è quasi sempre una doccia gelata. Ti dicono che la prima data disponibile per l’esame è tra un anno, oppure che le agende dei medici sono totalmente chiuse e non puoi fare nulla.
È una cosa che ti fa sentire preso in giro dal sistema, specialmente se il dottore ha scritto sulla ricetta che devi fare in fretta. Molte persone, arrivate a questo punto critico, abbassano la testa. Tirano fuori i risparmi e vanno a farsi curare a pagamento, svuotando inutilmente il portafoglio. Eppure, sbagliano di grosso.
Esiste infatti una regola precisa dello Stato che ti protegge quando la sanità pubblica ti chiude la porta in faccia. Una regola che gli operatori allo sportello non ti raccontano quasi mai di loro spontanea volontà. E c’è un motivo molto ben preciso dietro questo silenzio.
I tempi della ricetta non sono messi lì a caso
Guarda bene quel foglio rosso o bianco che ti ha stampato il dottore poco fa. Vicino al nome dell’esame o della tua visita, c’è sempre una piccola lettera magica. Può essere una U, una B, una D oppure una P. Queste lettere non sono scarabocchi messi lì per bellezza, ma indicano in modo molto severo l’urgenza del tuo problema fisico.
Ad esempio, se tu hai una U sulla carta, significa che la struttura ospedaliera è obbligata a trovarti un posto entro sole 72 ore dalla tua richiesta. Se hai una B, i giorni a tua disposizione per l’attesa diventano al massimo dieci. E così via a scendere. Se chi sta dietro il vetro ti propone una data che supera questi limiti di legge, la sanità pubblica sta tradendo un suo dovere sacrosanto verso di te.
Tu paghi regolarmente le tasse per avere questo servizio basilare, ed è inaccettabile dover soffrire per mesi in attesa di un’ecografia urgente. Davanti a questi rifiuti la rabbia sale al cervello e verrebbe voglia di urlare contro il dipendente. Ma fare scenate non serve a niente e non ti porterà il tanto desiderato appuntamento.
Quello che devi fare tu, al contrario, è mantenere il sangue freddo e usare le regole del gioco a tuo vantaggio. C’è infatti un percorso alternativo nascosto che scatta in automatico proprio quando gli ospedali sono pieni. Fai molta attenzione però, perché per sbloccarlo devi muoverti con grande furbizia, altrimenti ti mandano a casa a mani vuote.
È proprio in questo istante che le persone commettono lo sbaglio decisivo.
Come passare alla visita privata pagando solo il ticket
Se la sanità pubblica non ti trova un posto nei tempi segnati sulla tua ricetta medica, hai il diritto assoluto di pretendere la prestazione in regime di intramoenia. In parole povere e semplici, significa che puoi farti visitare in modo privato dai medici dell’ospedale, ma senza pagare le tariffe piene.
Tu dovrai togliere dalle tasche solo i soldi del tuo normale ticket, e la grossa differenza economica la dovrà pagare la tua Asl per punizione. Per avere questo enorme risparmio, non devi però farti prendere dall’ansia davanti allo sportello. Ecco esattamente i semplici passi che devi fare per far rispettare il tuo diritto:
Fatti sempre consegnare dall’impiegato un foglio scritto e timbrato che dimostri nero su bianco l’impossibilità di prenotare nei giorni previsti dalla tua ricetta.
Con quel foglio in mano, non uscire per strada, ma cerca subito l’ufficio relazioni con il pubblico del palazzo o vai dritto in direzione sanitaria.
Metti sul tavolo una domanda formale scritta in cui chiedi di eseguire la tua visita in intramoenia pagando esclusivamente il ticket, come prevede la legge.
Lascia i tuoi documenti e fatti rilasciare una bella ricevuta per avere la certezza che la tua richiesta non finisca nel cestino della spazzatura.
Tutto questo meccanismo burocratico può farti un po’ di paura all’inizio, ma ti assicuro che è solo una questione di faccia tosta. Quando gli impiegati capiscono che tu sai come difenderti, le porte si aprono per miracolo.
Eppure c’è ancora un dettaglio microscopico da tenere a mente per non rovinare tutto, qualcosa che devi controllare da solo e che potrebbe farti buttare via l’intero vantaggio se ti distrai all’inizio della storia.
L’errore sulla prescrizione che ti fa perdere tutto
Per sfruttare fino in fondo questo prezioso paracadute per la tua salute, devi essere sicuro al cento per cento che il medico di famiglia abbia fatto il suo dovere in ambulatorio. Molto spesso, infatti, i dottori hanno la fila fuori dalla porta, vanno di fretta e scordano di barrare la casellina magica dell’urgenza.
Se la tua carta arriva sul bancone del Cup senza la famosa classe di priorità, per lo Stato italiano il tuo dolore non ha alcuna fretta di essere curato. Finisci dritto nel grosso calderone delle prenotazioni di base, e ti tocca sopportare i tempi lunghissimi degli ospedali senza avere il diritto di lamentarti.
Non puoi sperare nella visita agevolata se prima il tuo dottore non ha dichiarato ufficialmente che hai l’urgenza di capire presto cosa ti succede. La cosa più intelligente che puoi fare da oggi è solo una: prima di alzarti dalla sedia dell’ambulatorio, dai tu stesso un’occhiata all’impegnativa.
Domanda al medico senza vergogna se ha segnato la lettera giusta per i sintomi che gli hai appena descritto. Con questo piccolo ma vitale controllo, avrai nel portafoglio un pezzo di carta quasi invincibile. Quando ti troverai di nuovo in fila in ospedale, nessuno potrà più dirti di tornare l’anno prossimo per salvare la tua pelle.
Imparare a difendersi dai muri di gomma della burocrazia sanitaria è l’unica strada vera per non rimanere col conto in banca a secco quando la salute fa le bizze.

