Dal 1° gennaio 2026, alcuni lavoratori dipendenti con malattie oncologiche, invalidanti o croniche possono usare 10 ore in più ogni anno per visite, esami e cure. Il diritto, però, non spetta a chiunque abbia una malattia cronica: serve anche un grado di invalidità almeno del 74%.
Se lavori e devi sottoporti spesso a visite mediche, analisi o controlli, sai bene quanto possa essere complicato far combaciare tutto con gli orari di lavoro. Ferie, permessi, cambi turno: a volte una semplice visita diventa un problema.
Dal 2026, però, per alcuni dipendenti è entrata in vigore una tutela nuova. La Legge 18 luglio 2025, n. 106 ha previsto 10 ore annue aggiuntive di permesso destinate proprio a visite, esami strumentali, analisi e cure mediche. La misura riguarda i dipendenti pubblici e privati con determinate patologie e con invalidità pari o superiore al 74%.
E c’è un aspetto che può sfuggire: queste ore sono aggiuntive rispetto alle altre tutele già previste dalla legge o dal contratto di lavoro. Ma per usarle non basta dire di avere una malattia cronica. È qui che entra in gioco il requisito decisivo.
Chi può avere le 10 ore in più dal 2026
La nuova tutela è diventata operativa dal 1° gennaio 2026 e riguarda sia chi lavora nel settore pubblico sia chi lavora nel privato. La legge parla di persone con malattie oncologiche in fase attiva o in follow-up precoce, oppure con malattie invalidanti o croniche, anche rare, purché sia presente un grado di invalidità pari o superiore al 74%.
Questo è importante perché potrebbe essere facile interpretare male la novità.
Se hai, per esempio, diabete, una malattia cardiaca, una patologia autoimmune o un’altra malattia cronica, non significa automaticamente che hai diritto alle 10 ore. La malattia da sola non basta. Deve esserci anche il riconoscimento dell’invalidità nella misura prevista dalla legge.
In pratica, il nuovo permesso non nasce per tutte le persone che fanno controlli medici periodici, ma per chi vive una situazione sanitaria che ha già raggiunto una determinata rilevanza ai fini dell’invalidità.
Le ore, inoltre, sono 10 nell’arco dell’anno. Non sono 10 giorni e non sono 10 ore per ogni visita.
E sono pensate per uno scopo preciso: permetterti di affrontare alcune necessità sanitarie senza dover consumare sempre ferie o altri permessi.
Ma la cosa interessante è capire per quali appuntamenti medici puoi effettivamente usarle, perché la legge è abbastanza chiara anche su questo punto.
Per quali visite ed esami puoi usare il nuovo permesso
Le nuove ore possono essere utilizzate per diverse necessità legate alla salute. La norma non parla soltanto di visite specialistiche, ma comprende anche controlli ed esami che, per chi convive con una malattia importante, possono ripetersi molte volte durante l’anno.
In particolare, le 10 ore aggiuntive possono essere utilizzate per:
- visite mediche;
- esami strumentali;
- analisi chimico-cliniche e microbiologiche;
- cure mediche frequenti.
C’è però un passaggio che non devi trascurare.
Per usufruire di queste ore serve una prescrizione del medico di medicina generale, cioè il tuo medico di famiglia, oppure di un medico specialista che opera in una struttura sanitaria pubblica o privata accreditata.
Le ore vengono riconosciute in aggiunta alle tutele già esistenti previste dalla normativa e dai contratti collettivi.
Per questi periodi è prevista anche la copertura contributiva figurativa e un’indennità economica regolata secondo le norme previste per la malattia. Nel settore privato l’indennità viene anticipata dal datore di lavoro, che successivamente la recupera attraverso il conguaglio contributivo.
Questo significa che non bisogna confondere automaticamente le 10 ore con 10 ore pagate sempre al 100% come normale stipendio: la legge richiama infatti il sistema dell’indennità di malattia.
Ma c’è ancora un’altra categoria di lavoratori che può utilizzare questa tutela, e spesso viene dimenticata.
Il diritto può riguardarti anche se la malattia è di tuo figlio
La nuova regola non tutela soltanto il dipendente che è personalmente malato.
Le 10 ore annue aggiuntive sono riconosciute anche al lavoratore dipendente che ha un figlio minorenne con una delle condizioni previste dalla legge: malattia oncologica in fase attiva o in follow-up precoce, oppure malattia invalidante o cronica, anche rara, con invalidità almeno del 74%.
È un dettaglio importante soprattutto per quei genitori che durante l’anno devono accompagnare il figlio a controlli, terapie, analisi o visite specialistiche.
La stessa legge introduce poi un’altra tutela, diversa dalle 10 ore.
I dipendenti pubblici e privati con le condizioni previste possono chiedere un congedo fino a 24 mesi, anche frazionato. Durante questo periodo il posto di lavoro viene conservato, ma il congedo non è retribuito e non puoi svolgere un’altra attività lavorativa. La legge stabilisce inoltre che questo congedo si utilizza dopo aver esaurito gli altri periodi di assenza spettanti.
Dopo il congedo, se il tipo di lavoro lo permette, è inoltre prevista una priorità nell’accesso al lavoro agile.
Il punto più importante, quindi, è questo: dal 2026 esiste davvero un nuovo diritto per visite ed esami, ma non basta avere una semplice diagnosi di malattia cronica.
Se sei un lavoratore dipendente e hai un’invalidità riconosciuta di almeno il 74%, oppure hai un figlio minorenne che rientra nelle condizioni previste, queste 10 ore annuali aggiuntive sono una tutela che vale la pena conoscere. E proprio perché si sommano ad altri diritti già previsti, possono fare la differenza quando visite e controlli diventano frequenti.







