Nel 2026 molte famiglie possono ottenere fino a 190 euro per ogni figlio studente, attraverso detrazioni fiscali e rimborsi legati alla dichiarazione dei redditi. Questo beneficio riguarda scuole, università e spese scolastiche, ma non è automatico e dipende da precisi requisiti.
Nel 2026 esiste un rimborso poco conosciuto che può farti recuperare fino a 190 euro per ogni figlio studente, ma solo se sai dove guardare e cosa inserire correttamente nella dichiarazione dei redditi. Non si tratta di un bonus nuovo in senso stretto, ma di una somma che deriva da detrazioni fiscali già previste, spesso ignorate o utilizzate solo in parte. Ed è proprio qui che molti perdono soldi ogni anno senza rendersene conto.
Questo rimborso riguarda spese scolastiche, universitarie e attività formative, ma attenzione: non tutte le spese sono valide e non tutti possono ottenerlo. C’è un dettaglio fondamentale che riguarda il reddito familiare e l’età del figlio, ed è proprio questo che può cambiare completamente l’importo finale… ed è quello che vediamo subito.
Cosa comprende davvero il rimborso e a chi spetta
Quando si parla di questo rimborso fino a 190 euro per figlio, devi sapere che nasce dalle detrazioni del 19% sulle spese di istruzione. In pratica, lo Stato ti restituisce una parte di quello che hai già speso durante l’anno per l’educazione dei tuoi figli.

Ottieni fino a 190 euro di rimborso per ogni figlio studente nel 2026: requisiti, spese valide, limiti di reddito e come inserirlo correttamente nel 730.
Rientrano tra le spese valide:
- scuola dell’infanzia, primaria e secondaria (pubblica o privata)
- università statali e non statali
- mense scolastiche
- gite e attività didattiche organizzate dalla scuola
- tasse universitarie e iscrizioni
Il massimo detraibile per scuola (non università) è generalmente intorno ai 1.000 euro annui per figlio, da cui deriva appunto un rimborso fino a circa 190 euro.
Ma c’è un punto che molti non considerano: il rimborso non è uguale per tutti. Dipende da quanto paghi di tasse. Se hai un’imposta bassa o nulla, il rimborso può ridursi o addirittura non arrivare.
Un altro aspetto fondamentale riguarda l’età del figlio. In generale, puoi ottenere la detrazione se il figlio è fiscalmente a carico, quindi:
- fino a 24 anni, se non supera circa 4.000 euro di reddito annuo
- oltre i 24 anni, se non supera circa 2.840 euro annui
Ed è proprio qui che molti fanno confusione, perché basta superare queste soglie per perdere completamente il beneficio.
Requisiti, limiti e cosa devi controllare prima della domanda
Prima di pensare al rimborso, devi verificare alcuni requisiti fondamentali, perché basta un errore per perdere tutto.
Ecco cosa devi controllare con attenzione:
- Figlio fiscalmente a carico: è la condizione principale
- Spese tracciabili: pagamenti con bonifico, carta o sistemi elettronici
- Documenti conservati: ricevute, fatture o attestazioni della scuola
- Tipo di istituto: deve essere riconosciuto (scuola o università ufficiale)
- Limiti di spesa: per le scuole c’è un tetto massimo, per l’università varia
Prima di andare avanti, c’è un dettaglio che spesso sfugge: non tutte le spese “educative” sono valide. Ad esempio, corsi privati non riconosciuti o attività extrascolastiche non ufficiali non danno diritto alla detrazione.
Inoltre, se hai più figli, il rimborso può moltiplicarsi. Ma attenzione, perché ogni figlio deve rispettare tutti i requisiti singolarmente. Ed è proprio questo il punto che spesso porta a errori nella dichiarazione.
Come ottenere il rimborso, tempi e modalità di pagamento
Arriviamo alla parte più importante: come ottenere davvero questi 190 euro per figlio.
Questo rimborso non arriva automaticamente. Devi inserirlo nella dichiarazione dei redditi, attraverso:
- modello 730, se sei lavoratore dipendente o pensionato
- modello Redditi PF, se non puoi usare il 730
Le spese vanno inserite nella sezione dedicata alle spese di istruzione, indicando gli importi pagati durante l’anno precedente.
Puoi procedere in tre modi:
- tramite il 730 precompilato online, accedendo con SPID
- con l’aiuto di un CAF o commercialista
- compilando autonomamente la dichiarazione
Una volta inviata la dichiarazione, il rimborso arriva:
- in busta paga o pensione, se usi il 730
- tramite bonifico, se usi il modello Redditi
I tempi sono abbastanza rapidi. In genere, il rimborso arriva tra luglio e settembre, ma può slittare se ci sono controlli.
C’è però un ultimo dettaglio che fa davvero la differenza: se non inserisci correttamente le spese o dimentichi anche una sola ricevuta, quei soldi restano allo Stato. Ed è proprio per questo che molti non ricevono nulla, pur avendone diritto.
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