Quando vai in farmacia con una ricetta per un medicinale rimborsabile, potresti trovarti davanti a due confezioni con lo stesso principio attivo ma con un prezzo diverso. Se scegli un determinato farmaco di marca, in alcuni casi una parte del costo può restare a tuo carico. Ed è proprio qui che nasce una delle domande più comuni al banco.
Vai dal medico, prendi la ricetta e poi entri in farmacia convinto che sia tutto semplice.
Eppure può capitare una situazione che lascia parecchie persone perplesse.
Il farmacista ti propone un medicinale equivalente e ti spiega che, se invece vuoi proprio quella determinata confezione di marca, potresti dover aggiungere alcuni euro di tasca tua.
La prima reazione è quasi sempre la stessa: ma se ho la ricetta, perché devo pagare la differenza?
Il punto è che per alcuni medicinali rimborsabili il Servizio sanitario nazionale non prende come riferimento qualsiasi prezzo presente sul mercato. Esiste infatti un prezzo di riferimento collegato ai medicinali equivalenti inseriti nelle liste AIFA.
E se scegli un prodotto che costa più di quel riferimento, la parte eccedente può rimanere a tuo carico.
Ma per capire davvero cosa stai pagando bisogna chiarire prima una cosa che ancora oggi crea molta confusione: equivalente non significa farmaco di qualità inferiore.
Cosa cambia davvero tra farmaco di marca ed equivalente
Quando senti parlare di farmaco equivalente, potresti pensare a una sorta di versione economica del medicinale originale.
In realtà il concetto è diverso.
Secondo AIFA, un medicinale equivalente deve avere rispetto al farmaco di riferimento lo stesso principio attivo, lo stesso dosaggio, la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e modalità di rilascio, oltre alle caratteristiche necessarie per essere considerato equivalente dal punto di vista terapeutico. AIFA precisa inoltre che il minor prezzo non significa minore qualità.
La differenza di prezzo nasce soprattutto perché, una volta terminata la protezione brevettuale del medicinale di riferimento, altre aziende possono commercializzare prodotti equivalenti senza dover sostenere tutti i costi iniziali di ricerca e sviluppo affrontati da chi aveva sviluppato il farmaco originario.
Ed è per questo che il prezzo può scendere anche parecchio.
Ci possono comunque essere alcune differenze visibili.
La compressa può avere un altro colore, una forma diversa oppure una confezione differente. Possono cambiare anche alcuni eccipienti, cioè le sostanze utilizzate insieme al principio attivo.
Questo però, secondo AIFA, non significa che il medicinale equivalente sia meno efficace o meno sicuro. Gli equivalenti autorizzati devono rispettare gli standard previsti per qualità, sicurezza ed efficacia.
Se però hai allergie, intolleranze particolari o dubbi sugli eccipienti, è sempre meglio parlarne con il medico o con il farmacista prima di cambiare prodotto.
Ed è proprio quando passi dal discorso sulla qualità a quello sul rimborso che si capisce perché alla cassa puoi trovarti davanti a una cifra che non ti aspettavi.
Perché potresti dover aggiungere dei soldi in farmacia
Per molti medicinali di fascia A per i quali esistono equivalenti, AIFA pubblica le cosiddette liste di trasparenza.
Dentro queste liste vengono raggruppati medicinali equivalenti e viene individuato un prezzo di riferimento. In parole semplici, è la cifra utilizzata come limite di rimborso per quel gruppo di farmaci.
Le liste vengono aggiornate periodicamente da AIFA e risultano pubblicate anche nel 2026.
Ed è qui che entra in gioco la differenza che molti scoprono soltanto quando sono già davanti al farmacista.
In pratica possono verificarsi situazioni come queste:
- se accetti il medicinale con il prezzo più basso, normalmente non devi sostenere la differenza rispetto al prezzo di riferimento;
- se preferisci un medicinale più costoso, puoi dover pagare tu la differenza;
- se sulla ricetta è indicato un determinato medicinale ma non è presente una valida indicazione di non sostituibilità, il farmacista può proporti il prodotto equivalente con prezzo più basso;
- se non vuoi la sostituzione e chiedi comunque il prodotto più costoso, la differenza di prezzo può restare a tuo carico.
AIFA specifica infatti che, quando esistono medicinali equivalenti a prezzo inferiore, il farmacista deve informare il paziente e, salvo diversa richiesta, fornire quello con il prezzo più basso. Se il paziente sceglie invece il medicinale più caro, paga la differenza.
C’è poi un particolare che sorprende ancora di più.
Anche quando il medico indica la non sostituibilità del medicinale, l’eventuale differenza tra il prezzo del farmaco prescritto e quello rimborsabile può comunque rimanere a carico dell’assistito, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa.
Ed è importante non confondere questa somma con un altro costo che puoi trovare sulla ricetta.
Differenza di prezzo e ticket non sono la stessa cosa
Quando paghi qualche euro in farmacia, infatti, non è detto che si tratti sempre dello stesso tipo di spesa.
Il ticket regionale e la differenza tra il prezzo del medicinale scelto e il prezzo di riferimento sono due cose diverse.
A livello nazionale non esiste un ticket unico sui farmaci di fascia A, ma diverse Regioni possono prevedere proprie forme di partecipazione alla spesa, ad esempio una quota per ricetta o per confezione. Le regole possono quindi cambiare in base alla Regione in cui vivi.
Poi c’è la differenza di prezzo.
Immagina, soltanto come esempio, che per un determinato gruppo di medicinali il prezzo preso come riferimento sia 5 euro.
Se il farmaco che scegli costa 5 euro, non nasce alcuna differenza da questo meccanismo.
Se invece vuoi una confezione che costa 7 euro, quei 2 euro in più possono essere richiesti direttamente a te.
Il concetto è semplice: il Servizio sanitario rimborsa fino al livello previsto, non necessariamente il prezzo di qualsiasi confezione tu scelga.
Naturalmente questo discorso riguarda i medicinali per i quali è prevista la rimborsabilità e l’applicazione del sistema del prezzo di riferimento. Non tutti i medicinali equivalenti sono infatti rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Per i farmaci di classe C, ad esempio, il costo è normalmente a carico del cittadino.
Per questo, quando il farmacista ti propone un equivalente, puoi semplicemente chiedere se esiste una differenza di prezzo e quanto pagheresti scegliendo una confezione invece dell’altra.
Non significa che devi cambiare automaticamente il medicinale che utilizzi abitualmente. Se hai una terapia importante, dubbi sugli eccipienti o indicazioni precise ricevute dal medico, è meglio chiarire prima la situazione con un professionista sanitario.
Ma conoscere questo meccanismo ti permette almeno di capire perché due medicinali con lo stesso principio attivo possono pesare in modo diverso sul portafoglio.
E soprattutto perché, anche quando hai una ricetta del Servizio sanitario, quella piccola cifra chiesta alla cassa non è necessariamente un errore della farmacia.







