Nel 2026, se hai il diabete di tipo 2 e devi chiedere per la prima volta l’invalidità civile, oppure un aggravamento, in molte province italiane puoi entrare nel nuovo sistema di valutazione INPS. Non conta più soltanto il nome della malattia: pesano controllo del diabete, complicazioni e difficoltà nella vita quotidiana.
Per chi convive con il diabete di tipo 2, il 2026 porta una novità importante sul fronte dell’invalidità civile. La riforma della disabilità è infatti nella fase di sperimentazione e proprio il diabete di tipo 2 è una delle prime patologie per le quali sono stati introdotti criteri di valutazione più specifici.
Questo però non vuol dire che chiunque abbia il diabete riceverà automaticamente una percentuale di invalidità più alta. Sarebbe sbagliato dirlo.
La differenza sta nel modo in cui viene osservata la tua situazione. Il medico non guarda semplicemente la parola “diabete” scritta sul certificato. Vengono considerate la gravità della malattia, il suo controllo, le eventuali complicanze e, più in generale, quanto tutto questo limita concretamente la tua vita. Ed è proprio questo passaggio che può diventare importante per chi, fino a oggi, pensava che la diagnosi da sola fosse sufficiente.
Cosa cambia nella valutazione del diabete nel 2026
Il punto da capire è abbastanza semplice. Due persone possono avere entrambe il diabete di tipo 2, ma trovarsi in situazioni completamente diverse.
Una può avere valori abbastanza stabili grazie a dieta, farmaci e controlli periodici. Un’altra può invece convivere con un diabete difficile da controllare, assumere più farmaci e avere già sviluppato problemi ai reni, agli occhi, ai nervi, al cuore o alla circolazione.
È evidente che non sono due situazioni uguali.
Ed è proprio su questa differenza che interviene il nuovo metodo sperimentale. Il Decreto del Ministero della Salute n. 94 del 2025 ha stabilito nuovi criteri per l’accertamento della disabilità collegata, tra le altre condizioni, proprio al diabete di tipo 2.
La documentazione INPS spiega che, nella nuova criteriologia, la valutazione del diabete tiene conto anche del compenso glicemico, quindi di quanto la glicemia riesce a essere controllata nel tempo, e delle eventuali complicazioni, distinte in base alla loro gravità.
Ma c’è un cambiamento ancora più interessante.
La valutazione viene inserita in un sistema che prende in considerazione anche il funzionamento della persona. In parole povere: non interessa soltanto sapere quale malattia hai, ma anche quanto quella malattia ti rende più difficile lavorare, muoverti, occuparti di te stesso o svolgere le normali attività di ogni giorno.
Per questo viene utilizzato anche il WHODAS 2.0, uno strumento basato sulla classificazione internazionale ICF.
Ed è qui che la documentazione sanitaria che presenti può assumere un peso molto maggiore.
Non basta avere il diabete: sono questi i problemi che possono pesare nella valutazione
Uno degli errori più comuni è pensare: “Ho il diabete, quindi mi spetta una determinata percentuale”.
Non funziona così.
Il diabete di tipo 2 non porta automaticamente allo stesso riconoscimento per tutti. La commissione deve valutare il quadro della singola persona e le conseguenze che la malattia ha realmente provocato.
Tra gli elementi che possono diventare importanti ci sono, per esempio:
- il grado di controllo della glicemia e l’andamento della malattia;
- le eventuali complicazioni renali;
- problemi agli occhi e alla vista collegati al diabete;
- eventuali danni ai nervi, come le neuropatie;
- problemi cardiovascolari o alla circolazione;
- altre malattie presenti insieme al diabete;
- le difficoltà concrete nello svolgere le normali attività quotidiane.
C’è poi un dettaglio che può fare molta differenza.
Se oltre al diabete hai altre patologie, queste non vengono semplicemente ignorate. Durante la sperimentazione, per il diabete di tipo 2 vengono utilizzati i nuovi criteri, mentre per eventuali altre patologie non ancora comprese nella sperimentazione continuano a essere applicati i criteri previsti dalle precedenti tabelle. La percentuale complessiva viene poi determinata secondo le regole previste per le patologie compresenti.
Questo significa che il medico certificatore deve poter rappresentare nel modo più completo possibile il tuo vero quadro di salute.
Avere soltanto scritto “diabete tipo 2” su un documento può quindi raccontare molto poco della tua situazione. Referti, controlli specialistici e documentazione delle complicazioni possono aiutare a descrivere ciò che realmente vivi.
Ma nel 2026 è cambiato anche il modo con cui viene avviata la pratica, e qui bisogna fare attenzione al luogo in cui risiedi.
Dove vale la nuova procedura e cosa devi fare nel 2026
La nuova valutazione non è ancora applicata nello stesso modo in tutta Italia.
Dal 1° marzo 2026 la sperimentazione della riforma è stata estesa ad altre 40 province, che si sono aggiunte ai territori già coinvolti nelle due fasi precedenti. In totale il nuovo percorso interessa attualmente 60 territori della sperimentazione, mentre l’entrata a regime sull’intero territorio nazionale è prevista dal 1° gennaio 2027.
Per il diabete di tipo 2, i nuovi criteri sono applicati nei territori interessati dalla sperimentazione.
Anche la partenza della pratica è stata semplificata.
Nei territori coinvolti, il procedimento prende avvio attraverso il certificato medico introduttivo trasmesso telematicamente all’INPS. Non serve più, con il nuovo sistema, presentare successivamente la tradizionale domanda sanitaria separata per far partire l’accertamento. L’INPS diventa inoltre il soggetto unico responsabile della valutazione di base.
Questo non significa però che una nuova valutazione porti automaticamente a una pensione o a un assegno.
Invalidità civile, percentuale riconosciuta e prestazioni economiche sono cose diverse. Per ricevere una determinata prestazione devono essere rispettati anche i requisiti previsti per quella specifica misura, che possono comprendere percentuale di invalidità, età, reddito o altre condizioni.
La vera novità del 2026 è quindi un’altra: se hai il diabete di tipo 2, la tua condizione può essere descritta e valutata in maniera più articolata, considerando non soltanto la diagnosi ma quanto la malattia e le sue conseguenze incidono realmente sulla tua vita.
Ed è proprio per questo che, soprattutto se hai complicazioni, non dovresti pensare che tutti i casi di diabete vengano valutati allo stesso modo.







